Nell'ipotesi che fossero i Polinesiani i
creatori delle statue, non si è ancora
riusciti
a chiarire da dove abbiano tratto i
modelli
per la forma e l'espressione delle
statue,
poiché non esiste nessun ceppo polinesiano
che abbia questi tratti: lungo naso
diritto,
bocca serrata dalle labbra sottili,
occhi
incassati, fronte bassa.
Il colore bianco della pelle e la barba degli
abitanti originari è ancora più sconcertante,
perché implica origini etniche geografiche
piuttosto distanti. Come hanno fatto a raggiungere
via mare un luogo così lontano e ad acquisire
l'abilità necessaria per fabbricare queste
statue di pietra dura e di tale grandezza?
Thor Heyerdahl, ritiene che gli isolani siano
il risultato di una mescolanza di civiltà nordiche, peruviane e polinesiane che, in
qualche modo, avvalendosi di zattere, sopravvissero
al lungo viaggio e approdarono sull'isola.
A questo punto, non riuscendo più a riparare
le imbarcazioni a causa della mancanza di
alberi sul luogo, vi si stabilirono. In una
prima fase le conoscenze di cui erano portatori
dai luoghi d'origine, consentirono la costruzione
dei Moai, poi, debilitati dall'isolamento
e dalla carenza di risorse sull'isola, regredirono,
dimenticando anche il senso originario di
quelle opere.
Secondo un'altra teoria, l'isola fu
disboscata
successivamente proprio per la costruzione
dei Moai e per il sostentamento della
popolazione,
con una sorta di eco-disastro che portò
alla
desertificazione e alla decadenza culturale
degli abitanti.
Secondo un'altra ipotesi, l'isola di Pasqua
è un residuo emerso di Atlantide o di Mu
o ancora di Lemuria (analoghi continenti
che, secondo le leggende antiche, si sono
inabissati in tempi remoti) e i Moai sono
la rappresentazione dei suoi originari abitanti
o della classe al potere.
Secondo una variante di questa teoria,
i
Moai rappresentano esseri di un altro
mondo
(extraterrestri) che portarono la civiltà
al continente perduto prima del diluvio
universale.
Una civiltà ed un progresso tecnologico
dei
quali i pochi superstiti in tutto il
mondo,
fra cui gli isolani di Pasqua, hanno
perduto
quasi completamente la memoria, conservandone
testimonianze sporadiche in manufatti
ed
edifici antichi di gran lunga più evoluti
del livello di conoscenze attualmente
in
loro possesso.
E' indubbio che i Moai ricordino molto l'arte
Inca, sia nella struttura che nella lavorazione,
ed è indubbio che gli isolani abbiano la
pelle bianca e caratteristiche somatiche
sia degli europei che dei polinesiani, sebbene
siano sperduti nell'oceano Pacifico. E' certo
che per la costruzione e la posa in opera
di queste grandi statue sia stata necessaria
una forte motivazione religiosa ed una struttura
sociale organizzata in grado di porre al
lavoro molte persone. E'altrettanto certo
che occorreva possedere una buona perizia
tecnica per tagliare la pietra nella cava,
scolpirla secondo un preciso progetto, trasportarla
nel luogo di posa, quindi issarla e orientarla
nella posizione voluta. Qualcosa deve necessariamente
essere accaduto nel passato della storia
dell'isola ed in seguito a tale evento, gli
isolani debbono aver perduto la loro memoria
storico-culturale.
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